sabato 9 giugno 2012

Proposte concrete per la lotta all'evasione

Qualcosa bolle in pentola in tema di lotta all'evasione fiscale. Un amico (sempre Alessandro) mi scrive chiedendomi "perche' non rendiamo l'IVA detraibile?". In tal modo, i piccoli imprenditori sarebbero sotto pressione dai loro clienti ad emettere fatture, portando alla luce molto dell'economia sommersa. Allo stesso tempo, Noisefromamerika riporta che Pippo Civati ha scritto un libro con diverse proposte di politica economica, tra cui un aumento degli oneri deducibili - praticamente la stessa cosa. La differenza e' che non e' specificamente l'IVA di cui si parla ma tutte le spese per determinate categorie:
Gli oneri deducibili dovranno essere inizialmente individuati tra le spese indispensabili e meritorie: salute, manutenzione della casa (anche non di proprietà), cura di figli e anziani, educazione, mobilità, risparmio energetico ecc.
L'autore del post, il buon Sandro Brusco, commenta:

[S]e l'intento fosse di lotta all'evasione allora la deduzione dovrebbe riguardare i settori di attività in cui si sospetta l'evasione sia più alta [...] I sussidi vanno usati con parsimonia e riservati per i casi in cui vi siano chiare, palesi e importanti esternalità positive [...]. Ricordiamoci che alla fine tutto si tiene, per cui una detrazione in più per me deve essere o una spesa in meno o una tassa in più per qualcun altro (ora o nel futuro, se ci si indebita). Visto che della manutenzione della mia casa ne godo io, perché devono essere gli altri contribuenti a finanziarla?
Dunque? Perche' non si fa/quali sarebbero i problemi? Dedurre l'intero importo per alcune spese, o dedurre/detrarre l'IVA per tutte le spese? e se solo alcune, spese meritorie o spese ad alta evasione? (Notare che se l'intero importo fosse deducibile per tutte le spese, e a maggior ragione detraibile, nessuno pagherebbe piu' tasse perche' piu' o meno le spese totali sono uguali al reddito totale).

In generale, sono abbastanza ottimista rispetto a questa proposta, quindi per me la risposta e' "si dovrebbe fare, e i problemi non sarebbero insormontabili". Vediamo di fare due conti: quale sarebbe l'effetto sulle casse dello Stato. (Perche' si presume che la lotta all'evasione non si debba concludere con minori introiti nelle casse statali, se no e' un esercizio puramente etico/estetico).

Poniamo che Tizio e' un lavoratore dipendente e Caio e' il suo dentista. Facciamo finta che le aliquote IRPEF si applichino crudamente a entrambi. Cosi' a occhio e croce, Tizio paga tT = 27% di tasse e Caio paga tC = 43%. Caio svolge un servizio e, nel mondo dell'economia sommersa, riceve un pagamento di 1 euro da Tizio.

In quanto segue, assumiamo che l'intera IVA venga assorbita da Tizio, cosa che non corrisponde alla mia esperienza empirica; di solito il dentista mi diceva 100 con fattura, 90 senza, appropriandosi di una parte dell'IVA non pagata. Al 20%, l'IVA su 100 e' 16.7, quindi un dentista evasore "onesto" ti direbbe "100 con fattura, e 83.3 senza", senza contare che poi su 83.3 lui ci paga le tasse al 43%, quindi alla fine dovrebbe essere 50 con fattura. Ma e' solo 90. E' la magia dell'elasticita' della domanda. Ma ignoriamo per ora questo fatto, come ignoriamo che - una volta che tutto e' detto e fatto, domanda e offerta di servizi dentistici (/muratoriali/idraulici) sarebbe influenzata dai nuovi prezzi.

Assumiamo anche che Tizio non abbia alcuno scrupolo morale, percio' chiedera' la fattura solo se il prezzo con fattura dopo le tasse e' inferiore a 1 euro (il prezzo base sommerso). I punti seguenti mostrano i risultati in vari scenari di tassazione per una determinata transazione.
  • Sommerso
    Tizio: -1
    Caio: +1
    Governo: 0
  • Detrazione IVA
    Tizio: -1 - IVA + IVA = -1
    Caio: +1 +IVA -IVA -b*tC < 1
    Governo: +b*tC > 0
  • Deduzione dell'intera spesa
    Tizio: -1 - IVA + tT (1+IVA) > -1
    Caio: +1 +IVA -IVA -b*tC < 1
    Governo: +b*tC -tT(1+IVA)
Notare qui che per 1 euro di fatturato, Caio ha b unita' di profitto. Persino un dentista potrebbe essere in grado di detrarre qualche spesa aggiuntiva dal reddito se fatturasse tutto. Quindi, per un dentista b sarebbe vicino a 1 ma non 1. Questo pochino di matematica, e un po' di ragionamento, ci permettono di illuminare la questione considerevolmente. Ciascun sistema puo' funzionare ma ciascuno ha i suoi pro e contro.
  • Rendere l'IVA detraibile e' piu' elegante, ma potrebbe non funzionare per il motivo che abbiamo deciso di ignorare. Poiche' per Caio la posta in gioco e' alta (stiamo parlando dell'IRPEF, che altrimenti non pagherebbe) Caio potrebbe offrire uno sconto piu' grosso. Ad esempio, 100 con fattura e 80 senza. La legge farebbe poco per fermare l'evasione ma trasferirebbe ricchezza (forse) dai dentisti ai loro clienti.
  • Rendere l'IVA detraibile ha anche un grosso svantaggio. Tutta l'IVA che e' gia' pagata attualmente verrebbe detratta. L'incentivo quindi aumenterebbe le entrate fiscali (salvo quanto scritto sopra) per spese per servizi come prestazioni professionali, ma ridurrebbe di molto le entrate fiscali per l'acquisto di prosciutto all'Esselunga (assumendo che la gente tenga tutti gli scontrini, che pure sarebbe un sacco di lavoro). Andrebbe quindi resa detraibile solo per alcune categorie di spesa.
  • Nel caso di deduzione dell'intera spesa, andrebbero certamente individuate delle categorie (vedi sopra). Qui sono d'accordo con Mr. Brusco che il provvedimento dovrebbe mirare alle categorie ad alta evasione - non le voci di spesa "meritoria". Resta pero' una certa arbitrarieta'; specialmente nel settore dei servizi, e' difficile specificare esattamente che cosa costituisce un servizio piuttosto che un altro (barbiere? chirurgo?)
  • Nel caso di deduzione dell'intera spesa, gli introiti del governo aumentano solo se b > tT(1+IVA)/tC. Per esempio, se l'aliquota di Tizio e' 27%, quella di Caio e' il 43%, e l'IVA e' il 20%, c'e' bisogno che b > 75%, cioe' per un euro di fatturato almeno 75 centesimi devono essere profitti. Questo rende il provvedimento inefficace per molte categorie per le quali effettivamente l'emersione richiederebbe il riconoscimento di molte entrate ma anche di molte spese. E' pur vero che male non farebbe; tutt'al piu' sarebbe inefficace per le categorie di spesa dove l'evasione e' minore. Questo rende meno problematica l'arbitrarieta' di cui al punto precedente (nel dubbio, una categoria sia coperta dalla deducibilita'). Il problema pero' e' che i principali fornitori di inputs sommersi sono lavoratori dipendenti. Se il piccolo imprenditore e' costretto a mettere in regola un lavoratore per poter dedurre le spese (per controbilanciare le maggiori entrate), e' possibile che parte del costo totale dell'operazione finisca sulle spalle del lavoratore. La cosa pero' non mi preoccupa piu' di tanto.
OK, per oggi direi che va bene cosi'. Non vedo l'ora di continuare nei commenti.

Che cosa sta succedendo? Parte Prima

Questo e' il primo di una serie di post che dovrebbero servire a mia memoria futura di quello che pensavo nel 2012 quando il mio paese era immerso in una profonda crisi economica.

Prendo spunto dall'email di un lettore, Alessandro, che cerca il conforto di risposte precise e chiare. Stiamo parlando di economia, che e' seconda soltanto alla medicina in fatto di vaghezza ed elusivita'. Ma provero' a fornire ad Alessandro, e agli altri ventiquattro lettori, qualche spunto di riflessione. Le domande poste da Alessandro sono molto appropriate per il tema di questo blog.
[C]he ruolo hanno le banche e le assicurazioni [nel casino che sta succedendo]? Come diavolo si sono inventati i tanto tossici derivati e chi ci ha guadagnato?
Le banche e le assicurazioni italiane hanno ben poco a che fare con il problema corrente. Il che non vuol dire che non abbiano colpe in generale. Non mi e' mai piaciuto avere a che fare con banche e le assicurazioni, in Italia e (con eccezioni) all'estero. Purtroppo il loro lavoro e' far girare i tuoi soldi e trattenerne il piu' possibile senza farti scappare, il che non e' una buona premessa per un rapporto di fiducia. Ma da li' ad additare gli intermediari finanziari come colpevoli della crisi corrente, il passo e' lungo. Il problema fondamentale ora come ora e' che il debito dela Repubblica Italiana e' diventato una patata bollente e sempre meno persone vogliono tenerlo in mano. Se misuriamo il contributo delle banche e assicurazioni dalla quantita' di debito pubblico che tengono in mano, ne tengono tanto. Quindi in un certo senso stanno persino aiutando (involontariamente).

Riguardo ai derivati: ci sono tanti tipi di derivati e di solito vengono usati per ragioni legittime. Per esempio, poniamo che sei un viticoltore e hai bisogno di prendere soldi a prestito. Vendere un future sul raccolto di uva dell'ottobre che viene aumenta di gran lunga la certezza riguardo alla tua capacita' di restituire il prestito, e quindi ti e' piu' facile ottenerlo (e magari a un tasso inferiore, visto che sei meno rischioso). Chi ci ha guadagnato? In questo caso tutti. E' vero anche che i futures, e altri derivati di tipo simile, facilitano le scommesse speculative contro certi titoli (per esempio i titoli del debito pubblico italiano). Se la scommessa ha successo, e' lo speculatore che ci guadagna. La pressione derivante dalle scommesse speculative spesso peggiora la posizione di un emettitore di titoli (per esempio l'Italia), ma gli speculatori sono piu' simili a iene che a leoni - tendono a scommettere contro chi e' gia' a terra. Prendersela con gli speculatori e' come prendersela con il barbone che alloggia in casa tua dopo che i ladri hanno forzato la porta e portato via tutto. La banca o altro intermediario intasca solo una piccola commissione per ogni posizione che viene aperta o chiusa, e il traffico speculativo e' nulla in confronto al traffico "produttivo", percio' gli intermediari non hanno nulla da guadagnare dalla speculazione in questo senso.
Non capisco cosa si possa fare per riavvicinare la finanza all'economia reale...
La finanza e' solo un sintomo. Se per "economia reale" intendi "l'apparato produttivo capitalista",  la finanza vi e' gia' molto vicina. Se per "economia reale" intendi "i milioni di lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori", l'unica cosa da fare e' la rivoluzione proletaria. (A questo proposito, il punto 11 di una lettura che Alessandro mi ha mandato non e' molto diverso dalla rivoluzione proletaria). La finanza funziona cosi': ci sono i soldi, e i soldi hanno un proprietario. La finanza cerca di mettere insieme un proprietario con un imprenditore che ha un buon uso per quei soldi. Se la proprieta' dei soldi e' molto concentrata, la finanza lavora per pochi. Meno soldi hai, meno gli intermediari sono interessati a te perche' - come dicevo sopra - il lavoro degli intermediari e' trattenere il piu' possibile dei tuoi soldi senza farti scappare. Se ne hai tanti, anche una piccola percentuale rende il loro lavoro molto redditizio.
Chi può decidere se chiudere i rubinetti e dire ai nostri creditori: "signori adesso basta per un po', fateci fiatare e vedere quando vi abbiamo sganciato, e se sufficiente vi accontentate". In sostanza potrebbe anche darsi che si sia già corrisposta una quota di interessi molto alta e si continui a pagare inutilmente. Io credo che Monti non lo voglia fare e non voglia costituire una commissione ad hoc di revisione della composizione del debito per paura, o per interesse personale (ma spero di sbagliarmi).
In breve, il debito pubblico e' stato fatto davanti ai nostri occhi da gente - nel bene o nel male - eletta da me e te. (Essendo giovani, questo puo' essere abbastanza falso, ma se non eravamo noi, erano i nostri genitori, disse il lupo all'agnello). Se fosse un tuo debito personale, non ti sogneresti mai di dire "non lo devo pagare". Al momento gli interessi sono nell'ordine del 3.5%, molto meno di quello che pagheresti tu su un tuo debito personale. Se si paga tanto di interessi, e' perche' il debito e' GRANDE. L'entita' e la composizione del debito, tra parentesi, sono informazioni di pubblico dominio. Per di piu', l'economia e' basata (anche) sul fatto che lo Stato paga sempre. Se ci mettessimo a dubitare che lo Stato paga i debiti (non solo le obbligazioni, ma anche gli stipendi, i rimborsi dell'IVA, eccetera eccetera) passeremmo piu' tempo a prepararci al peggio che a condurre delle vite produttive. Ritorneremmo a essere un paese del terzo mondo. E' per questo che il principio di pacta sunt servanda va mantenuto anche nei frangenti piu' difficili.
Poi il discorso del patrimonio pubblico: secondo te avrebbe senso vendere parte del patrimonio per abbassare il debito pubblico?
Si', ma:
  1. non indiscriminatamente - non venderei la Galleria Vittorio Emanuele, le spiagge, o il palazzo del Quirinale. Ma lo Stato possiede tante cose che non ha alcuna ragione pratica di possedere.
  2. non in periodo di crisi. Il patrimonio si vende quando la riduzione del debito e' gia' avviata, ci sono governanti seri. Il patrimonio deve essere dismesso a prezzi di mercato, non regalato agli amici o all'unico che ha abbastanza contante. Il contante cosi' ottenuto deve essere impiegato per ridurre il debito e non, invece, sprecato per aumentare la spesa corrente o rimandare decisioni difficili a dopo il termine della propria presidenza.
Obama chiede all'Europa di iniettare soldi nelle casse delle banche? [] quello ha paura della Cina e dell'Asia in generale, che tra poco ci sotterreranno tutti, per cui cerca di affondare l'Europa per restare a galla ancora un po'...e poi viene a farci la predica quando tutto il putiferio è partito da casa sua?
Non credo che la richiesta di Obama abbia alcunche' a che fare con la Cina, l'Asia, o un desiderio irrazionale di affossare il proprio maggiore partner commerciale. Non siamo sulla Zattera della Medusa, siamo in un mondo cooperativo dove si vince o si perde tutti insieme. Le banche hanno subito perdite ingenti. In alcuni casi, e' stato per propria avidita' e stupidita', come in Spagna e in USA - dove hanno prestato troppo a individui che non erano in grado di restituire. In altri paesi, come in Italia, vi e' una parte di quello e una parte di perdite subite a causa della svalutazione dei titoli di Stato. Se i BOT italiani sono percepiti come piu' rischiosi, il loro prezzo va giu', e questo si riflette immediatamente nello stato patrimoniale della banca. Ogni perdita riduce il capitale netto e quindi la capacita' di prestare. Riducendosi la capacita' di prestare, i primi a perderci (come spiegavo sopra) sono i piccoli, perche' i margini di profitto dell'intermediario sono minori sulle piccole transazioni, e perche' sono i debitori piu' rischiosi. Percio' le banche smettono di fare credito a molti individui e piccole imprese, e una buona parte dell'economia va sott'acqua. E poi al secondo round sono dolori per tutti, anche i grandi, perche' molta gente non ha piu' i soldi per comprare auto, divani, e sushi all'Esselunga. E roba americana. Il dilemma che Obama pone e' - ricompensare la cupidigia e la stupidita', o soffrire tutti disproporzionatamente? Con riluttanza Obama ha fatto lo stesso che propone a noi di fare - ricompensare cupidigia e stupidita' - percio' non lo si puo' chiamare ipocrita.


Spero che questo sia un buon inizio per una discussione.

La pianificazione economica e' fattibile?

In un articolo semiserio, Cosma Shalizi prende spunto da una recente lettura, Red Plenty, e cerca di quantificare le risorse computazionali necessarie per affrontare, e risolvere, il problema della pianificazione economica.

In parole povere, la risposta e' - troppe. La complessita' del problema aumenta in modo piu' che lineare con il numero di beni e servizi. Per fare un buon lavoro, il Pianificatore Centrale deve sapere tutto riguardo a input e output di tutti i processi produttivi, e per di piu' cercare di interpretare le preferenze dei consumatori (ammesso, ovviamente, che al Pianificatore interessi soddisfare queste preferenze).

L'autore propone (citando Trotski!) che l'unica soluzione per il pianificatore e' di specificare le proporzioni nelle quali ciascun bene/servizio vada prodotto, e lasciare che il mercato faccia arrivare le informazioni dove servono tramite un sistema di prezzi massimizzando la produzione totale. Il "mercato" qui sarebbe l'interazione di consumatori e aziende, dove le aziende sono delle entita' la cui missione e' produrre cose e massimizzare profitti, come in un'economia di mercato. La differenza e' che le aziende sono delle unita' fittizie create dal pianificatore. Non mi e' chiaro, dalla discussione, dove deriva l'incentivo alle aziende di massimizzare profitti visto che non possono trattenerli. Se il pianificatore mi nominasse amministratore delegato di un'azienda socialista, probabilmente mi metterei a massimizzare il beneficio privato - non il profitto. Mi rendo conto che, data l'esperienza sovietica, ma anche solo l'esperienza italiana con l'economia di stato, fare un argomento simile e' come sparare sulla croce rossa. In ogni caso, anche con un sistema di pseudoaziende e pseudoprezzi, resterebbe al pianificatore l'arduo compito di decidere quali beni vadano prodotti in quali proporzioni (e, aggiungo io, quante risorse vadano allocate allo sviluppo di nuovi prodotti).

Il che ci porta a un altro passo nella direzione di capire di che cosa stiamo parlando. Ogni tanto leggo un qualche paper di biologia evolutiva e piano piano mi sono reso conto che i biologi (almeno, quei biologi che hanno un'inclinazione alla matematica) hanno sviluppato indipendentemente una sostanziale parte di economia e teoria dei giochi. La motivazione viene dalla teoria dell'evoluzione: spiegare come determinati tratti genetici possano prevalere in una popolazione, o come diverse popolazioni possano assestarsi in un equilibrio. Poiche' gli animali non si scambiano moneta, il sistema deve convergere verso l'equilibrio grazie soltanto a un principio: la selezione naturale.

A questo riguardo, noi economisti siamo molto piu' confusi. La nostra analisi e' sempre basata sull'ottimizzazione, ma la forza che permette al sistema di convergere verso un equilibrio e' talvolta la volonta' degli agenti (per esempio, l'amministratore delegato di un'azienda che cerca di massimizzare il profitto dando per scontati i prezzi di input e output); talvolta la selezione naturale (per esempio, la determinazione delle proporzioni ottimali di prodotti). Nel caso del pianificatore, la volonta' di un burocrate si sostituisce alla selezione naturale, e ovviamente non e' garantito che avremo risultati migliori (o peggiori). Persino in un'economia di mercato (ritornando al post di Cosma Shalizi) la maggior parte dell'attivita' economica avviene all'interno di aziende nelle quali vige un sistema "sovietico" di pianificazione. Suppongo ci siano numerosi studi sia teoretici che empirici sui limiti ottimali dell'azienda - studi che prima o poi leggero', seppure in forma condensata - i quali piu' o meno consciamente fanno luce su "quale principio ottimizzante sia il piu' efficace in determinate condizioni".

Mi pare tuttavia che la distinzione che ho appena tracciato vada presa piu' seriamente di quanto e' stato fatto finora. Non si puo' semplicemente scrivere una funzione obiettivo, trovarne la derivata prima, e trovare il punto (o i punti) dove la derivata e' zero. E' utile anche avere presente qual e' la forza che spinge il sistema verso questo punto, per capire se e quanto velocemente ci arrivera'.

venerdì 8 giugno 2012

Letture sulla crisi dell'euro

Ci ho talmente tanta roba da scrivere che non so da dove cominciare, e forse non comincero' mai, sicuramente non stasera, percio' metto qui un po' di roba che hanno scritto altri per tenere impegnati i nostri voraci lettori.
  • L'Euro non c'entra, da Noisefromamerika. Non e' colpa dell'Euro se l'Italia c'ha i suoi problemi.
  • E' colpa dell'euro - Il problema dell’Europa? I debiti esteri, non i debiti pubblici, da Linkiesta. Non lo dicono ad alta voce, ma segue direttamente dal loro argomento. I paesi in difficolta' hanno tutti in comune un ingente deficit della bilancia dei pagamenti, un problema che e' apparso o si e' intensificato con l'unione monetaria (e la mancanza di una politica monetaria ad hoc, aggiungo io).
  • Sfiga e rivoluzione, da Giap (Wu Ming). L'Euro non e' ne' il problema, ne' la soluzione. Siamo al bivio tra declino e rivoluzione. La crisi dell'Euro e' solo un sintomo della disgregazione della societa' neoliberista.
  • L'Europa considera l'unione fiscale, da Reuters. Roba seria!

I ricchi diventano piu' ricchi e i poveri eccetera eccetera

Ma giusto per sicurezza, eh? ci e' recentemente pervenuta la notizia che il Grande Capitale si sta riorganizzando (per che cosa? vedremo). Secondo questo articolo del Financial Times, la famiglia Rotschild/Rothschild (che esiste davvero, non e' solo un gruppo di personaggi delle leggende metropolitane o il nome di un vino) sta riportando tutta la propria ricchezza sotto un unico tetto, e come se non bastasse, sta unendo il proprio destino a quello del proprio equivalente americano, la famiglia Rockefeller, grazie a uno scambio di partecipazioni. Ora, normalmente dei soldi degli altri non me ne importerebbe proprio nulla ma mi sorge la domanda: quali sinergie spingono due famiglie dalla ricchezza leggendaria ad amministrarla insieme?

Il giornalista sostiene che questa si tratta per la famiglia Rotschild di un'opportunita' per mettere un piede in America. (Vi ricordo che il piede era stato loro tolto, per cosi' dire, da J. Pierpont Morgan una centocinquantina di anni fa, quando divento' uno dei referenti ufficiali della Tesoreria USA per il piazzamento delle obbligazioni del Tesoro). L'importante e' averci la pazienza lunga. Poi certo ognuno ha una propria definizione di che cosa vuol dire averci un piede nella porta; e' possibile che sotto sotto il significato sia:

"Ci sono degli investimenti cosi' buoni che non vengono distribuiti con un meccanismo di mercato ma, nel bene o nel male, vengono assegnati alle solite quattro o cinque persone/entita' e quindi essere imparentati finanziariamente con queste quattro o cinque persone/entita' garantisce rendite sul capitale superiori ai tassi di mercato, almeno dopo aver tenuto conto del rischio, ed e' cosi' che le famiglie che si arricchiscono nel 1800 riescono a mantenersi tra le piu' ricche al mondo anche quando la ricchezza e' divisa tra centinaia di discendenti".

:-D (grin)

[Un filino a colpi d'accetta, ma piu' o men l'e' cosi' che gira. Ora se sparisco dopo aver scritto quanto sopra sapremo che i nostri Oscuri Signori sono piu' suscettibili di quanto pensavamo]


L'euristica dell'uovo in camicia

Premetto subito che basted egg non vuol dire esattamente uovo in camicia; in realta' e' a meta' tra un uovo in camicia e un uovo al tegamino. Se qualcuno sa come si chiama in italiano, saremmo lieti di scoprirlo. Si comincia come se fosse al tegamino, ma poi si aggiunge immediatamente un po' di brodo e si copre per 7-9 minuti. In tal modo la parte superiore viene cotta senza dover girare l'uovo. Premetto anche che ho provato a farlo e non mi e' piaciuto, a me piace il giallo liquido e/o il bianco bruciacchiato, e con questa tecnica si riesce - come nelle uova in camicia - a non avere ne' l'uno ne' l'altro. Vabbeh.

L'uovo in camicia e' funzionalmente lo stesso. E' un piatto cosi' semplice che non c'e' sul menu. Un ristorante puo' prepararlo a costo zero perche' gli ingredienti costano quindici centesimi e l'attenzione richiesta al cuoco e' quasi nulla. Si puo' mettere sul fuoco e dimenticarsene per 10 minuti, poi servirlo e intascare un margine di profitto invidiabile. Non che da sole le uova in camicia permettano a un ristorante di campare, ma sono una di quelle cose che quando richieste dovrebbero dare un momento di gioia al proprietario.

Sostiene Paco Nathan che ogni ristorante dove e' stato che non gli abbia servito un uovo in camicia con un sorriso e' fallito nel giro di poco tempo. In altre parole, non voler vendere al cliente qualcosa che non e' sul menu ma che e' semplice e profittevole e' indicativo di una fatale mancanza di organizzazione e senso degli affari. La domanda interessante qui e' - possiamo applicare questa euristica ad altri filoni di business? (Non tutti: pensate a Telecom Italia). Quali sono le caratteristiche di un settore che permettono a questa euristica di funzionare? Livello di competizione? Intensita' di capitale? mmmhhhh...

Lascio aperto per la discussione e i suggerimenti dei lettori. Potrei aggiungere ancora qualcosa dopo.

Peggio e' Meglio

Questo post e' ispirato da un saggio molto famoso in ambienti informatici, intitolato The Rise of ``Worse is Better''.

Il sugo della storia si puo' riassumere come segue. Ci sono due modi di fare le cose in ambito informatico: Fare la Cosa Giusta, e Peggio e' Meglio. I proponenti della prima scuola (sono tentato di etichettarli "giustizialisti") tendono ad affrontare progetti complicati ed ambiziosi al fine di creare prodotti (in senso lato) che siano privi di difetti e internamente coerenti. I "peggioristi" mirano a buttar fuori qualcosa di usabile al piu' presto e poi a migliorarlo in corsa, sotto la pressione degli utenti. Il secondo paradigma, secondo l'autore, ha dimostrato in piu' occasioni di essere superiore da un punto di vista Darwiniano (vince piu' spesso). Esempi di questo paradigma sono Unix (il sistema operativo) e C (il linguaggio di programmazione).

Guardando al presente, ci sono numerosi esempi moderni - per esempio, le mille e una politiche della privacy di Facebook. Se si fosse aspettato di avere la Policy Perfetta prima di lanciare Facebook, Facebook non esisterebbe. La domanda interessante, pero', e': possiamo applicare questo principio al di fuori della tecnologia, all'ingegneria in generale, o persino all'economia e alla politica?

Penso proprio di si'. L'Euro mi sembra che risponda alla descrizione. Un'accozzaglia di popoli, monete e politiche fiscali riuniti da una sola moneta - pianificarla propriamente in anticipo piu' di quanto sia stato fatto non sarebbe stato molto fruttuoso. Meglio buttarsi e vedere cosa succede.

E' pero' vero che questo consiglio non va preso troppo alla lettera, ne' intendo sostenere che l'Euro e' stato concepito come una lucida applicazione di questo paradigma. In un successivo intervento intitolato Worse is Better is Worse - il secondo di una lunga trafila - l'autore raccomanda di non insegnare questo principio perche' perverte le menti della gioventu'. Meglio allevare i giovani a un sano idealismo e lasciare che scelgano da se' di peccare in cantina.